4/4/17 | HUB QUARTET / Archivio General de Indias

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Il progetto

Archivo General de Indias è un lavoro dedicato alla musica latino-americana. Lo spunto che dà origine all’album è il luogo da cui prende il nome: l’Archivio delle Indie realmente esistente a Siviglia, in Andalusia, nato come luogo in cui amministrare il commercio coloniale della Corona Spagnola, che da secoli ospita tutti i documenti economici e geografici relativi alla colonizzazione del Nuovo Mondo.
Un luogo che simboleggia, da un lato, l’approccio enciclopedico e filologico dell’Hub Quartet, nel suo sforzarsi di fornire un quadro ampio e sfaccettato della varietà musicale del Sudamerica; da un altro lato rappresenta il desiderio di scoperta, di ricerca, di trasformazione e attualizzazione dei caratteri linguistici di una musica che nell’immaginario comune appare troppo stereotipata nelle formule consegnateci dagli ultimi decenni del nostro secolo.
La ricerca musicale dell’album si sforza quindi di dare un volto diverso al mondo latino-americano circoscrivendo il proprio lavoro principalmente attorno a due nomi-simbolo del suo ‘900: l’argentino Astor Piazzolla e il brasiliano Hermeto Pascoal. Due compositori apparentemente agli antipodi, sia per l’origine etnica della loro musica, sia per le finalità estetiche, seppure entrambi pienamente contestualizzati nelle peculiarità del secolo breve. Mentre Piazzolla appare interessato a utilizzare il tango argentino come “motore” della propria ricerca musicale, arricchendolo e contaminandolo con stilemi tratti dalla musica colta e contemporanea per approdare a uno stile personale, Pascoal si sforza di recuperare, seppure attualizzandole fortemente, le formule musicali primitive della sua terra, addirittura richiamandone i suoni della natura e dando loro una patina di freschezza. Su questi due binari – arricchimento e sottolineatura dell’elemento popolare in musica – l’Hub Quartet costruisce un mosaico ampio, completato da brani originali “in tema” e altri dal sapore direttamente o indirettamente latino come quelli di Gilberto Gil o Charlie Haden, con coerenza linguistica e timbrica, adottando una formazione capace di interpretare in modo attuale e fresco moltissime sfumature musicali.
I quattro musicisti che compongono il quartetto provengono peraltro da esperienze diversificate capaci di amplificare ciascuno degli aspetti intriseci di ciascun brano. La fisarmonica e l’accordina di Rocco Zaccagnino ispirano l’aspetto popolare della musica proposta, sia per il linguaggio utilizzato sia per le sfumature timbriche direttamente correlate agli strumenti a mantice; il contrabbasso di Gianluigi Pennino, spesso usato con maestria con l’arco, accosta all’aspetto primitivo della musica quello più sofisticato di diretta ascendenza colta ed europea; tra questi due estremi, la chitarra di Bruno Tescione e la batteria di Giuseppe D’Alessandro rappresentano il ‘900 stesso, con le loro peculiarità che rimandano inevitabilmente al jazz, terra di confine tra tutti i generi musicali.
Giuseppe D’Alessandro, interpellato a proposito del disco, spiega:
“L’incontro tra il nostro bagaglio di esperienza, tra le nostre peculiarità musicali, è nato in modo molto naturale. Negli anni ci siamo trovati ad affrontare un repertorio vastissimo che abbracciava svariati generi, dal jazz alla musica d’autore, dal funk al blues, oltre ovviamente ai brani di Piazzolla e di Pascoal. Alla fine anche le cose più ‘ai limiti’ rispetto al materiale registrato in Archivo General de Indias hanno contribuito a determinare il nostro suono, e credo che l’album rispecchi in pieno questa nostra caratteristica poliedrica. La sfida è stata quella di dare un suono unico a un repertorio molto diversificato, cercando di trovare un connubio tra l’idea originale degli autori e il nostro mondo espressivo. Questo credo sia evidente soprattutto nei brani di Piazzolla, in quanto il compositore argentino ha raramente utilizzato formazioni più jazz-oriented come la nostra: questo però ci ha permesso di dare una veste nuova a brani che a primo ascolto appaiono intoccabili”.

Rocco Zaccagnino: fisarmonica e accordina
Bruno Tescione: chitarra
Gianluigi Pennino: contrabbasso
Giuseppe D’Alessandro: batteria e percussioni

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