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10 gennaio 2015

Amaury Cambuzat /interview

Sabato 10 Gennaio 2015 nella nuova sede del Cellar Theory in Vico Acitillo 58, concerto di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator, storica band post-rock.
Al termine intervista nel backstage di Gianfranco Tirelli al chitarrista e cantante francese. Amaury parla un italiano abbastanza fluente dunque l’intervista è pressoché fedele, anche nei singoli termini, al pensiero dell’artista

COME SI INSCRIVE NELLA TUA PRODUZIONE QUESTO LIVE DA SOLISTA AL CELLAR ?
Ho proposto brani tratti dal mio ultimo disco che esce proprio in questi giorni, un lavoro che definirei folk dal titolo “Cambusat plays Ulan Bator” comprendente anche un book con miei disegni

A PROPOSITO, COSA NE PENSI DELLA MAREA DI CLASSIFICAZIONI CHE ORMAI DA TEMPO FIORISCONO E TENDONO AD APPICCICARSI AI DIVERSI GENERI MUSICALI ?
Personalmente non amo essere etichettato, non penso che la musica debba essere ridotta a un genere, definita con un nome o un marchio

QUALI LE SONO STATE LE TUE PRINCIPALI INFLUENZE E COSA TI HA DATO LA MOTIVAZIONE PER CONTINUARE A FARE MUSICA LUNGO QUESTI ANNI ?
La musica per me è una “brutta malattia”. Da quando avevo tre o quattro anni ascoltavo gruppi come i Pink Floyd ma soprattutto colonne sonore, tra cui quelle di Ennio Morricone. Credo sia per questo che per me la melodia è fondamentale, anche se ho composto musica spesso organica e complessa mi sono sempre sforzato di essere comprensibile, anche nel caos

COME CANTANTE TI SEI MAI POSTO IL PROBLEMA DELLA MUSICALITA’ COSÌ PARTICOLARE DELLA LINGUA FRANCESE ? PENSI SIA ADATTA AL ROCK ?
Direi di no, come d’altronde non lo è quella italiana. Tuttavia quando scrivo i testi delle canzoni mi sforzo di dare una visione universale della mia lingua e di quello che voglio esprimere, al di là del significato delle parole. Mi rendo conto che per un certo pubblico la comprensione è difficile, ma se cantassi solo in inglese sarebbe un inganno. Devo accettare questo limite, io posso offrire questo

APPARTENIAMO A DUE CITTÀ COLPITE IN QUESTI GIORNI DA LUTTI DIVERSI, ASCOLTAVI PINO DANIELE ?
Sì ho apprezzato canzoni come “Ie so’ pazzo”, “Napul’è”, “Quando”, anche se in Francia, devo dire, non sono molto note

VUOI DIRE QUALCOSA CIRCA I RECENTI ATTENTATI A PARIGI ?
Sai, penso che quanto è successo abbia poco a che fare con lo scontro tra civiltà o la religione. È stata una spedizione punitiva verso degli intellettuali, i redattori di Charlie Hebdo facevano satira anche su Gesù e il Dio cristiano

DAVVERO PENSI CHE LA RELIGIONE C’ENTRI POCO ?
Non so, ho la sensazione che gli attentatori non parlassero troppo bene neanche l’arabo e forse non conoscevano approfonditamente il Corano. Non penso che siano stati mossi da un senso di appartenenza, quanto piuttosto queste siano esplosioni di violenza incontrollata, un’aggressività che oggi non trova altre strade per manifestarsi

NELL’EPOCA DELLA SMATERIALIZZAZIONE DEI SUPPORTI MUSICALI E LA CRISI DEL DIRITTO D’AUTORE, QUALE CREDI POSSA ESSERE UNA FORMA DI RETRIBUZIONE ADEGUATA PER IL MUSICISTA OLTRE I LIVE ?
È una domanda interessante. Io credo che il disco come supporto non sparirà, come non sparirà la fotografia su carta, le persone vogliono affezionarsi a un prodotto fisico. Vero è che, a parte rare eccezioni, non sarà più possibile fare soldi vendendo dischi com’è avvenuto per cinquant’anni; dall’epoca di Elvis fino agli anni 90’, ma riflettendo vediamo che questa è stata una parentesi brevissima nella storia, quasi un’anomalia

NELLA TUA DISCOGRAFIA SI NOTA UNA SVOLTA NEL 2003 CON L’ALBUM “NOUVEL AIR”, DOVE I RITMI SONO FATTI PIÙ QUIETI, LE ATMOSFERE PIÙ RILASSATE, COME MAI ?
È stata l’influenza di Robin Guthrie, il chitarrista dei Cocteau Twins che ha collaborato al disco. Una persona speciale, uno di quegli artisti autentici con cui si entra subito in sintonia, così come mi è successo con il vostro Francesco di Bella [24 Grana]

 

Brano consigliato “Airlines” https://www.youtube.com/watch?v=sAagurESs-E&index=1&list=PLteIQlwUFc6Bmis6xEbuAhm2UWQn6RGYq